157 operai morti di tumore, 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, un colosso dell’economia italiana sotto accusa: il processo al Petrolchimico di Porto Marghera, iniziato nel 1998, si è presto rivelato un caso clamoroso, concluso nel 2004 con la condanna di numerosi dirigenti di Enichem e Montedison.
A raccontare la storia del procedimento giudiziario è Felice Casson, il magistrato che nel 1994 raccolse nel suo studio di Piazza San Marco la denuncia di Gabriele Bortolozzo.
Lungo trentacinque capitoli il libro racconta gli sviluppi delle indagini portate avanti in un clima di ostilità e di reticenze, per veder ammessa la notizia di nocività del CVM e le inadempienze nella tutela della salute, fino a rivelare un colpevole scenario di sottovalutazione dei rischi, scarsissimo rispetto dei lavoratori e assenza di cure per l’ambiente.
Per rompere il muro di silenzio, Casson dovette cercare prove nei posti più lontani, spostandosi dalla campagna veneta al profondo sud statunitense, da Roma all’Inghilterra.
Italo Calvino scrisse una volta che le città non si possono classificare tra felici ed infelici, bensì tra “quelle che continuano, attraverso gli anni e le mutazioni, a dare la loro forma ai desideri, e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.
Crisalide ha come ambientazione le fantastiche ed insolite strutture delle fabbriche abbandonate di Porto Marghera, un luogo dove i fantasmi del passato ed i sogni del futuro si affrontano nel presente, e che ci fa riflettere su quello che è successo e sulla nostra capacità di rinnovamento.
Nel video, l’uomo come essere umano è rappresentato da una ballerina; accanto a lei un gruppo di farfalle che indicano la nostra capacità creativa, di riflessione, autocritica e di bellezza attraverso l’arte. Le farfalle sono la metafora della metamorfosi, del cambiamento attraverso la prospettiva artistica.
Il loro rapporto è conflittuale ed intransigente come spesso è quello tra l’uomo e la sua creazione. Il video mostra la bellezza particolare di un luogo fortemente modificato dalla presenza umana e ne suggerisce la possibilità di riqualificazione.
Regia: Leandro Lisboa
Assistenza alla regia: Antonella Coppola
Produzione esecutiva: Marina Camara
Coreografia: Nicoletta Cabassi
Ballerina: Daniela Bendini
Fotografia: Lucia Baldini e Leandro Lisboa
Operatore di camera: Fiorenzo Cecchi
Montaggio: Cristina Spizzamiglio
3D Animation: Francesco Giannini
Post Produzione e Compositing: Daniel Veloso
Soundtrack: Giulio Aldinucci e Cristiano Magi
Sviluppo super8 e telecinema: Goran Stoisavljevič
Story board: Massimiliano Regoli.
Sono occhi aperti su di un
passato vivo, che insiste
le finestre dei palazzi anni sessanta
di Mestre
la sirena, che alla sera,
cambiava il turno alle vite
della gente di Marghera
penso alla giacca
di tuo padre,
che terrai nascosta in qualche
baule
e che a toccarla
suda ancora la nebbia
e la rabbia, racconta
il male
di uomini a cui hanno rubato l’aria
come a pesci in un canale
eppure a loro, sai, sembrava già mare
aperto
quest’ insabbiarsi della laguna,
la fortuna
del posto in fabbrica, del tavolo
di formica, la stoffa di un divano
portato a spalle con gli amici
fino al quinto piano
lungo le scale
di una bella domenica di sole
un vento traditore adesso
li disperde dimagriti a mucchi
lungo le rive del Brenta
tra quelle cartelle cliniche
anonime
in cui scorre via veloce
la storia di chi muore senza
avere voce