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Archivio per la categoria ‘Curiosità’

Argo 16

20 aprile 2010 Nessun commento


Argo 16, il Mossad a casa nostra.

È il 23 novembre del 1973. Sono le sette del mattino. Argo 16, un bimotore dell’Aeronautica Militare appena decollato da Venezia, precipita sullo stabilimento Montefibre a Porto Marghera. Quattro i morti, tutti i componenti dell’equipaggio.

Un guasto? Un banale incidente?

Meno di un mese prima lo stesso aereo, l’aereo di Gladio, e lo stesso equipaggio, avevano condotto in salvo a Tripoli due palestinesi, in carcere perché coinvolti in un attentato sventato a Fiumicino: un commando in procinto di lanciare missili Strela contro il velivolo che trasportava il premier israeliano Golda Meir, era stato bloccato da agenti del Mossad e consegnato ai servizi segreti italiani.

Secondo il giudice veneziano Carlo Mastelloni che ha indagato sul caso, l’incidente capitato ad Argo 16, potrebbe essere frutto di un sabotaggio israeliano. La sentenza, nel 1999, stabilì diversamente. Ma la tesi è affascinante nonché piuttosto credibile.

Una ritorsione, un avvertimento, un messaggio. Non solo per la liberazione dei due palestinesi, ma per il “lodo Moro” nel suo complesso, l’intesa partorita in quel periodo tra Italia e Olp per consentire al nostro Paese una sorta di immunità dagli attentati in cambio di un di lasciapassare al trasporto di armi ed esplosivi palestinesi attraverso l’Italia.

L’episodio viene ricordato in un libro appena uscito, Mossad, base Italia, autore Eric Salerno, inviato speciale de Il Messaggero in Medio Oriente. (Il Saggiatore, 262 pagine, 19 €).

Il libro, che si basa sulle confidenze di un ex agente del Mossad, alza il velo sulla lunga storia di appoggi e relazioni tra servizi segreti italiani e israeliani (ottime se si esclude qualche incidente, vedi Argo 16) lungo tutto l’arco della storia repubblicana. Si inizia dall’incontro con Alcide De Gasperi durante il quale Ada Sereni ottiene che l’Italia «chiuda un occhio, e anche due, sulle nostre attività». Si passa attraverso gli attentati dell’Irgun nel primo dopoguerra contro gli inglesi, colpevoli di ostacolare l’immigrazione ebraica in Palestina: bombe carta esplodono anche a Padova e a Venezia, in piazza San Marco davanti all’ambasciata britannica. C’è l’affondamento nel porto di Bari della motonave Lino che stava trasportando armi alla Siria. E poi l’arruolamento di ex fascisti della X Mas, i contatti col Vaticano, l’utilizzo di ex nazisti come agenti in Sud America. Tutto quello che è servito (laicamente) alla nascita e alla costruzione militare dello Stato di Israele.

Una storia in buona parte ancora tutta da scrivere. Perché se sono ormai chiare le vicende degli anni Quaranta e Cinquanta già con gli anni Settanta si entra in campo minato, in un porto delle nebbie dove l’intreccio tra terrorismo nostrano e conflitto mediorientale è tutto ancora da dipanare, dove verità e depistaggio si confondono. Verità che probabilmente non conosceremo mai. Perché, come ha scritto John Le Carré: “Solo Dio sa tutto, e lavora per il Mossad”.


FONTI:
scritto da Luca Barbieri, pubblicato il 14 aprile 2010 nella rubrica Nord Est di che… di CorrieredelVeneto.it.

Crisalide

2 aprile 2009 Nessun commento

Italo Calvino scrisse una volta che le città non si possono classificare tra felici ed infelici, bensì tra “quelle che continuano, attraverso gli anni e le mutazioni, a dare la loro forma ai desideri, e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.

Crisalide ha come ambientazione le fantastiche ed insolite strutture delle fabbriche abbandonate di Porto Marghera, un luogo dove i fantasmi del passato ed i sogni del futuro si affrontano nel presente, e che ci fa riflettere su quello che è successo e sulla nostra capacità di rinnovamento.

Nel video, l’uomo come essere umano è rappresentato da una ballerina; accanto a lei un gruppo di farfalle che indicano la nostra capacità creativa, di riflessione, autocritica e di bellezza attraverso l’arte. Le farfalle sono la metafora della metamorfosi, del cambiamento attraverso la prospettiva artistica.

Il loro rapporto è conflittuale ed intransigente come spesso è quello tra l’uomo e la sua creazione. Il video mostra la bellezza particolare di un luogo fortemente modificato dalla presenza umana e ne suggerisce la possibilità di riqualificazione.

Regia: Leandro Lisboa
Assistenza alla regia: Antonella Coppola
Produzione esecutiva: Marina Camara
Coreografia: Nicoletta Cabassi
Ballerina: Daniela Bendini
Fotografia: Lucia Baldini e Leandro Lisboa
Operatore di camera: Fiorenzo Cecchi
Montaggio: Cristina Spizzamiglio
3D Animation: Francesco Giannini
Post Produzione e Compositing: Daniel Veloso
Soundtrack: Giulio Aldinucci e Cristiano Magi
Sviluppo super8 e telecinema: Goran Stoisavljevič
Story board: Massimiliano Regoli.


Piccola canzone per Marghera

25 marzo 2009 2 commenti

Piccola canzone per Marghera
di Maurizio Mattiuzza.

Sono occhi aperti su di un
passato vivo, che insiste
le finestre dei palazzi anni sessanta
di Mestre
la sirena, che alla sera,
cambiava il turno alle vite
della gente di Marghera
penso alla giacca
di tuo padre,
che terrai nascosta in qualche
baule
e che a toccarla
suda ancora la nebbia
e la rabbia, racconta
il male
di uomini a cui hanno rubato l’aria
come a pesci in un canale
eppure a loro, sai, sembrava già mare
aperto
quest’ insabbiarsi della laguna,
la fortuna
del posto in fabbrica, del tavolo
di formica, la stoffa di un divano
portato a spalle con gli amici
fino al quinto piano
lungo le scale
di una bella domenica di sole
un vento traditore adesso
li disperde dimagriti a mucchi
lungo le rive del Brenta
tra quelle cartelle cliniche
anonime
in cui scorre via veloce
la storia di chi muore senza
avere voce



Un ringraziamento particolare all’autore ed a Latitanze.

Il primo rave-party a Porto Marghera

18 marzo 2009 Nessun commento

L’appuntamento è per venerdi sera alle 23, al parcheggio dell’ipermercato Panorama, qui vengono distribuite le mappe per arrivare in uno stabilimento dismesso, occupato la mattina stessa, tenuto rigorosamente top-secret.
Nessun manifesto, nessuna pubblicità: il primo rave party illegale veneziano viaggia a ritmo di tamtam, con il passaparola.
Gli organizzatori? Si fanno chiamare Mutoid: sono arrivati venerdì mattina, hanno fatto un piccolo giro in zona industriale e, senza pensarci su, hanno occupato uno stabilimento dismesso.
Alla sera il parcheggio è pieno: alcuni ragazzi distribuiscono la mappa per arrivare al capannone. “Rave Attak”, si legge nel volantino: l’indicazione è per la banchina degli azotati, in zona Porto.
Qui, nella Marghera post-industriale, scatta l’operazione clandestina della generazione cyber. Il clima è quello londinese, terra di origine di queste feste a base di musica acida e sballo forte. Il prezzo di ingresso? Cinquemila lire, ma c’è pure qualcuno che cerca di strappare uno sconto.
Dentro sembra un accampamento indiano: tre fuochi accesi attorno ai quali si parla e si fuma, per lo più marijuana.
Una tipa distribuisce foglietti informativi sull’ecstasy, con tanto di composizione, effetti e istruzioni per l’uso. “L’obiettivo di questo volantino – si legge – è fornire le informazioni negate dalle fonti istituzionali e di settore (discoteche) malgrado il consumo di ecstasy sia ormai un fenomeno di massa”.
Dentro lo stabilimento, in una vecchia area di stoccaggio, sono state ricavate due piste da ballo.
La festa tarda un po’: problemi con il generatore, il furgone che alimenta tutta la serata. A mezzanotte comincia il rave: dopo un’ora ci saranno già mille persone.
La musica è acido puro: mix che durano quarti d’ora interi, solo batteria e basso computerizzato. Il popolo rave è colorato, variopinto: capelli rossi e viola, accenti di mezza Italia, vestiti tipo centro sociale occupato. Per entrare in pista bisogna scavalcare due tipe che parlano su uno scivolo. In mezzo la gente balla con gli occhiali da sole e bastoncini fluorescenti in mano: sul muro vengono proiettate immagini subacque, con pesci a bocca aperta.
La festa prosegue, senza incidenti: non ne capitano quasi mai, la droga sembra placare gli animi. Fuori comincia a far chiaro: i suoni del party sono coperti dai lavori notturni in zona porto. Tra poco la festa finisce, ma non sarà certo l’ultima: basterà attendere, e il tam-tam si farà sentire un’altra volta.

FONTI:
http://www.laverna.net/history/images/articoli/articolo-rave-attack.html
IMMAGINI:
http://www.autistici.org/azione/red-planet/web/doc/histimage/rave_25_4_97_2.jpg
http://www.autistici.org/azione/red-planet/web/doc/histimage/rave_25_4_97_3.jpg
Categorie:Curiosità, Storia