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Archivio per la categoria ‘Ambiente’

Il primo impianto ad idrogeno a Fusina

12 luglio 2010 1 commento

Inaugurato oggi, 12 luglio 2010, a Fusina (Venezia) il primo impianto al mondo per produrre energia elettrica e calore “di dimensioni industriali” interamente alimentato a idrogeno. Ad annunciarlo è Enel, che illustra il funzionamento dell’innovativa centrale a ciclo combinato alimentata a idrogeno di Fusina, che ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro.

L’impianto, che sorge nell’area della centrale Enel “Andrea Palladio” adiacente al Petrolchimico di Porto Marghera dal quale riceve idrogeno generato come sottoprodotto del ciclo produttivo, ha una potenza di 16 MW totali. Consiste in un ciclo combinato alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore, sviluppando una potenza di circa 12 MW. Il rendimento del ciclo viene aumentato sfruttando il calore presente nei fumi di scarico per produrre vapore ad alta temperatura che, inviato alla vicina centrale a carbone, genera ulteriore energia per una capacità aggiuntiva di circa 4 MW.

La centrale, che utilizza 1,3 tonnellate di idrogeno all’ora, ha un rendimento elettrico complessivo pari a circa il 42 per cento, è sostanzialmente priva di emissioni di ogni tipo. L’energia prodotta, pari a circa 60 milioni di kWh l’anno, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 20mila famiglie, evitando di rilasciare in atmosfera di oltre 17mila tonnellate di CO2.

L’impianto sperimentale ad altissima efficienza si colloca nell’ambito dei progetti di Hydrogen Park, il Consorzio nato nel 2003 su iniziativa dell’Unione Industriali di Venezia, con il sostegno della Regione Veneto e del ministero dell’Ambiente per circa 4 milioni di euro, allo scopo di promuovere nell’area di Porto Marghera lo sviluppo e le applicazioni delle tecnologie dell’idrogeno nel settore del trasporto e della generazione. Tra gli obiettivi dell’impianto sperimentale c’è soprattutto la valutazione dei costi della tecnologia a idrogeno, che a oggi non risulta ancora competitiva con i prezzi dell’energia elettrica prodotta con le fonti fossili.

Categorie:Ambiente, Aziende, Fusina

Sequestro di rifiuti ferrosi

10 luglio 2010 1 commento

Il giorno 6 luglio 2010 gli agenti dei Nuclei Investigativi Provinciali di Treviso e Venezia del Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato un ingente carico di rifiuti ferrosi al molo di Porto Marghera, Venezia. L’operazione, alla quale ha preso parte anche la Capitaneria di Porto, è scaturita da un normale controllo del carico di una nave proveniente da Augusta, Catania, destinato ad alcune acciaierie venete.

Le irregolarità relative al materiale stivato sono balzate subito agli occhi. Nella documentazione presentata agli agenti, il carico veniva attestato come Materia Prima Secondaria (MPS), ma, assieme agli altri rottami, la Forestale ha ritrovato anche numerosi resti di autovetture, derivanti dalla loro demolizione, in totale difformità da quanto stabilisce la normativa CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio). Questa stabilisce infatti che, per poter essere considerato Materia Prima Secondaria, un carico di rifiuti ferrosi non deve assolutamente contenere parti di autoveicoli provenienti dalla demolizione. Vista la loro presenza, il materiale trasportato dalla nave avrebbe dovuto essere classificato come rifiuti e contrassegnato dal relativo codice CER (Codice Europeo dei Rifiuti), accompagnato dalla relativa documentazione di trasporto.
Accertati gli illeciti, gli agenti della Forestale hanno provveduto immediatamente al sequestro del carico presente nella stiva, al quale si è aggiunto un ulteriore quantitativo della stessa tipologia, già scaricato sulla banchina durante la settimana precedente. Il totale del materiale sequestrato ammonta a circa 50.000 tonnellate.
Il punto di partenza dei rifiuti era una ditta di Catania, la quale, assieme ad un’acciaieria di Vicenza, è stata segnalata per attività di gestione di rifiuti non autorizzata all’Autorità Giudiziaria di Venezia che ha quindi convalidato il sequestro del carico.

Categorie:Ambiente, Portomarghera

Porto Marghera – Un inganno letale

9 aprile 2010 Nessun commento

Porto Marghera – Un inganno letale
di Paolo Bonaldi. 54 min.
Sceneggiatura: Paolo Bonaldi, Edoardo Fracchia, Simone Gray;
Produzione: 2002 – Stefilm – Torino (Elena Filippini, Stefano Tealdi).

La lotta di un operaio contro l’industria chimica di Venezia. Per 40 anni l’indifferenza della classe dirigente del settore petrolchimico ha causato la morte di centinaia di operai per esposizione prolungata a sostanze altamente tossiche. Durante tutti questi anni Gabriel Bortolozzo ha raccolto le prove che hanno portato ad uno dei più famosi casi giudiziari italiani degli ultimi tempi. E nonostante le gravi accuse di omicidio preterintenzionale e disastro ambientale, i dirigenti del più grande stabilimento europeo sono stati assolti.
Presentato nel 2002 alla 59a Mostra del Cinema dio Venezia nella sezione “Nuovi Territori”, nel 2003 al Medi Ambient Festival Internazionale del Cinema (1° premio – miglior documentario), e sempre nel 2003 ha vinto il premio TV3 Catalunia.







FONTI:
http://www.stefilm.it
http://www.cinemaitaliano.info/
VIDEO:
http://www.youtube.com/user/AlessandriaMD
POST PRECEDENTI: Gabriele Bortolozzo.

La fabbrica dei veleni

11 aprile 2009 3 commenti


157 operai morti di tumore, 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, un colosso dell’economia italiana sotto accusa: il processo al Petrolchimico di Porto Marghera, iniziato nel 1998, si è presto rivelato un caso clamoroso, concluso nel 2004 con la condanna di numerosi dirigenti di Enichem e Montedison.
A raccontare la storia del procedimento giudiziario è Felice Casson, il magistrato che nel 1994 raccolse nel suo studio di Piazza San Marco la denuncia di Gabriele Bortolozzo.
Lungo trentacinque capitoli il libro racconta gli sviluppi delle indagini portate avanti in un clima di ostilità e di reticenze, per veder ammessa la notizia di nocività del CVM e le inadempienze nella tutela della salute, fino a rivelare un colpevole scenario di sottovalutazione dei rischi, scarsissimo rispetto dei lavoratori e assenza di cure per l’ambiente.
Per rompere il muro di silenzio, Casson dovette cercare prove nei posti più lontani, spostandosi dalla campagna veneta al profondo sud statunitense, da Roma all’Inghilterra.


Crisalide

2 aprile 2009 Nessun commento

Italo Calvino scrisse una volta che le città non si possono classificare tra felici ed infelici, bensì tra “quelle che continuano, attraverso gli anni e le mutazioni, a dare la loro forma ai desideri, e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.

Crisalide ha come ambientazione le fantastiche ed insolite strutture delle fabbriche abbandonate di Porto Marghera, un luogo dove i fantasmi del passato ed i sogni del futuro si affrontano nel presente, e che ci fa riflettere su quello che è successo e sulla nostra capacità di rinnovamento.

Nel video, l’uomo come essere umano è rappresentato da una ballerina; accanto a lei un gruppo di farfalle che indicano la nostra capacità creativa, di riflessione, autocritica e di bellezza attraverso l’arte. Le farfalle sono la metafora della metamorfosi, del cambiamento attraverso la prospettiva artistica.

Il loro rapporto è conflittuale ed intransigente come spesso è quello tra l’uomo e la sua creazione. Il video mostra la bellezza particolare di un luogo fortemente modificato dalla presenza umana e ne suggerisce la possibilità di riqualificazione.

Regia: Leandro Lisboa
Assistenza alla regia: Antonella Coppola
Produzione esecutiva: Marina Camara
Coreografia: Nicoletta Cabassi
Ballerina: Daniela Bendini
Fotografia: Lucia Baldini e Leandro Lisboa
Operatore di camera: Fiorenzo Cecchi
Montaggio: Cristina Spizzamiglio
3D Animation: Francesco Giannini
Post Produzione e Compositing: Daniel Veloso
Soundtrack: Giulio Aldinucci e Cristiano Magi
Sviluppo super8 e telecinema: Goran Stoisavljevič
Story board: Massimiliano Regoli.


Gabriele Bortolozzo

26 febbraio 2009 Nessun commento


Biografia.

Gabriele Bortolozzo nasce a Campalto (Ve) il 29/9/1934, dopo aver partecipato al primo corso per operai chimici indetto dalla Sicedison nel 1955, entra al Petrolchimico il 16/1/1956, al reparto cv6, impianto di polimerizzazione in emulsione del CVM, come autoclavista, con ingresso in cavità, e saltuari lavori all’essiccamento ed insaccamento resina PVC. Viene colpito dal morbo di Raynaud poco dopo essere entrato in fabbrica, nel 1957 viene curato con iniezioni di vasodilatatori, ma senza alcun risultato positivo. Nel 1975 partecipa all’indagine epidemiologica e non gli viene riscontrata alcuna patologia (unico caso su 130 addetti del reparto CV6). Nel 1987 viene collocato in cassa integrazione concordata e va in pensione nel 1990. Morì travolto da un camion mentre correva in bicicletta sul Terraglio nel 1995, a sessantun anni.

Le lotte.

Presentò numerose denunce alla Magistratura su temi ambientali ed è stato l’iniziatore della campagna contro lo scarico in Adriatico dei fanghi Montedison. Sollevò, per primo in Italia, il problema dello stoccaggio, spedizione all’estero, smaltimento e occultamento dei fusti tossici e nocivi. Nel 1994 ha pubblicò su Medicina Democratica un dettagliato dossier sulle morti e malattie da CVM al Petrolchimico di Porto Marghera. Nello stesso anno presentò un esposto al PM Felice Casson, il quale ha dato il via alle indagini che hanno portato al processo contro i dirigenti Montedison ed Enichem.

Il processo alla Montedison.

Gabriele Bortolozzo, dipendente Montedison per trent’anni, nell’estate del 1994 presenta un esposto al PM Felice Casson denunciando i gravissimi danni alla salute causati dalla lavorazione del CVM nell’industria chimica. Le indagini condotte dal Pubblico Ministero portano alla richiesta di rinvio a giudizio per 27 dirigenti Montedison, EniMont ed Enichem con le accuse di strage, disastro colposo, lesioni colpose, omissione di cautele. I dirigenti vengono imputati di essere stati a conoscenza della cancerogenicità del CVM e, nonostante ciò, di non aver provveduto ad allontanare gli operai da un pericolo che, per molti, si sarebbe dimostrato letale. L’azienda, inoltre, non solo non avrebbe provveduto a risanare gli impianti, ma avrebbe addirittura contraffatto i sistemi di controllo. Anche la laguna di Venezia, prezioso ecosistema, è rimasta vittima dei veleni Montedison. I crimini ambientali dei quali il polo chimico deve rispondere sono: avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, abbandono di rifiuti industriali tossici e nocivi, realizzazione e gestione di discariche, omissione delle attività di disinquinamento. Il 3 marzo 1997 l’udienza preliminare, l’aula è piena di ex-lavoratori del Petrolchimico e di familiari di operai deceduti. La giornata si apre con un macabro appello, al quale rispondono ex-operai colpiti da patologie da esposizione a CVM e, in processione, mogli, figli e figlie, a rappresentare mariti e padri ai quali è stata rubata la vita. Assieme a loro, chiedono la costituzione di parte civile anche enti pubblici ed organizzazioni: Comune, Provincia, Regione, WWF, Greenpeace, Medicina Democratica, Lega Ambiente e le associazioni sindacali. Assenti tutti gli indagati. Alcuni mesi dopo l’avvio del processo per i morti da CVM le aziende proposero un indennizzo alle famiglie dei defunti e ai malati sopravvissuti e sborsarono circa 68 miliardi di vecchie lire per circa 500 persone. Questo servì a fare in modo che alle udienze non vi fosse più pubblico perché i mezzi di informazione e gli stessi giudici erano impressionati dalla folta partecipazione del pubblico al dibattimento. Il processo proseguì perché alcuni lavoratori , tutte le associazioni e i sindacati e gli enti pubblici non accettarono indennizzi. Il giorno prima della sentenza la Montedison patteggiò con l’avvocato dello stato un esborso di 525 miliardi di lire per indennizzo dei danni ambientali prodotti, venendo esclusa dalla sentenza. Su questi miliardi è nata una polemica perché non si sa bene se a 4 anni di distanza siano stati versati al Ministero dell’Ambiente e come siano stati spesi.

La sentenza.

I responsabili delle morti, delle malattie e dell’inquinamento del Petrolchimico di Porto Marghera ora hanno qualche nome e qualche faccia. La Corte d’Appello di Venezia, infatti, ha ribaltato la sentenza del processo di primo grado che aveva assolto tutti gli imputati e ha condannato cinque di loro ad un anno e mezzo di reclusione per l’omicidio colposo dell’operaio Tullio Faggian, uno dei lavoratori morti per l’avvelenamento da cloruro di vinile monomero (Cvm) emesso dall’impianto industriale veneto. I condannati sono Emilio Bartalini, Renato Calvi, Alberto Grandi, Piergiorgio Gatti, Giovanni D’Arminio Monforte. Condanne parziali certamente, ma che confermano la tesi accusatoria, ovvero che le numerose morti e malattie che hanno colpito i lavoratori di quell’azienda sono state provocate proprio dall’inefficienza dei controlli sulle emissioni e dalla scarsa attenzione dei dirigenti alla tutela della salute di chi ha lavorato una vita al Petrolchimico e lì quella vita l’ha pure persa.

Si gira così la buia pagina del 2 novembre 2001, quando i 28 imputati, tutti dirigenti o ex dirigenti di Montedison, Enimont e Enichem, furono assolti, lasciando senza colpevoli il disastro ambientale di Marghera. Finisce invece in prescrizione il reato di omessa collocazione di impianti di aspirazione dal 1974 al 1980. Prescrizione che comunque riconosce la fondatezza del reato. La Montedison è stata considerata responsabile civile delle morti per Cvm registrate tra il 1973 e il 1980. Ora dovrà risarcire con 50mila euro le famiglie e con 8mila euro i figli delle vittime, oltre a farsi carico di tutte le spese processuali. «Purtroppo – ha commentato il pm di Venezia Felice Casson – la giustizia è arrivata troppo tardi. È un processo che si sarebbe dovuto fare vent’anni fa. Vent’anni fa avrebbero condannato tutti, come conferma la sentenza di oggi».

Le lacrime amare di Porto Marghera (2007).

In ricordo degli operai di Porto Marghera perchè le loro morti non vengano dimenticate. Questo documentario è stato reso possibile grazie al contributo di informazione dell’Associazione Gabriele Bortolozzo.


FONTI:
http://agb.provincia.venezia.it/
http://www.alexanderlanger.org/cms
http://lotteoperaie.splinder.com/post/3623733
VIDEO:
http://www.youtube.com/watch?v=2kTmT4yF9f8