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Enel, centrali di Porto Marghera e Fusina


Enel – Divisione Generazione ed Energy Management – Area di Business Termoelettrica – Unità di Business di Fusina

Via dei Cantieri, 5 – 30030 Malcontenta,  Venezia.


La Società ENEL è proprietaria ed esercisce nel comprensorio veneziano due centrali termoelettriche:
- Centrale termoelettrica “Volpi” di Porto Marghera, situata nella prima zona industriale del Comune di Venezia, è costituita da due sezioni termoelettriche per una potenza nominale complessiva pari a 140 MW;
- Centrale termoelettrica “Palladio” di Fusina, situata nella seconda zona industriale del Comune di Venezia, è costituita da cinque sezioni termoelettriche per una potenza nominale complessiva pari a 1136 MW.

Centrale Volpi


Attività.
Le due centrali termoelettriche di Porto Marghera e Fusina svolgono entrambe l’attività di produzione di energia elettrica, basata sul ciclo a vapore a condensazione, mediante la combustione di carbone e parzialmente olio combustibile. La centrale termoelettrica di Fusina utilizza altresì CDR, combustibile derivato dai rifiuti solidi urbani, e metano, in questo caso esclusivamente nelle fasi di avviamento.

Impianti.
La tipologia di attività svolta dalle sezioni termoelettriche di Porto Marghera e Fusina determina le emissioni di: SOx (ossidi di zolfo), NOx (ossidi di azoto) e PST (polveri totali).
Queste costituiscono i principali reflui del processo di combustione presenti nei fumi, in parte direttamente dipendenti dalle caratteristiche del combustibile utilizzato e, nel caso degli NOx, dall’ossidazione dell’azoto dell’aria in presenza di elevate temperature della camera di combustione.
I valori di concentrazione delle suddette principali emissioni emesse dalle due centrali Enel del polo energetico di Porto Marghera, rilevati attraverso sistemi di monitoraggio in continuo installati sui camini degli impianti, sono comunicati in modo continuativo e sistematico alle Autorità competenti preposte al controllo ed alla verifica del rispetto delle normative ambientali vigenti.

Sistemi di contenimento.
Le centrali di Porto Marghera e di Fusina sono state oggetto di interventi di adeguamento ambientale fin dagli anni 90, con un programma attualmente in fase di completamento.
La centrale di Fusina Sezione 1 e 2, della taglia di 160 MW è dotata, fin dal 1988, di un sistema di combustione a bassa produzione di NOx e, dal 1999, di filtri a manica per l’abbattimento delle polveri in sostituzione dei precedenti elettrofiltri;
la sezione 3 e 4, della taglia di 320 MW sono ambientalizzate dal 1997 con l’installazione di bruciatori a bassa produzione di NOx e sistema di combustione che riduce la formazione di NOx, denitrificatori catalitici per l’abbattimento degli ossidi di azoto residui, nuovi elettrofiltri a sette campi per l’abbattimento delle polveri e desolforatori a calcare-gesso per l’abbattimento degli ossidi di zolfo.

Dati al Luglio 2008.
- dipendenti: 358 persone di cui una ottantina della Volpi;
- 2.185.000 t di carbone bruciato;
- 32.080 t di CDR Vesta (è stato approvato l’aumento a 70.000 t );
- 212.000 t di ceneri da carbone (100 per cento riutilizzo filiera edilizia);
- 40.000 t di gessi (100 per cento riutilizzo filiera edilizia);
- 8.150 t fanghi (a riutilizzo);
- 23.325 t di marmettola (utilizzata in sostituzione del caldare nel DeSOx).

Totale produzione delle due centrali ENEL: 1.116 MW. Produzione media annua, delle due centrali, 7 miliardi di Kwh (pari al fabbisogno di oltre 2.500.000 famiglie).

Il funzionamento.
Il percorso dell’energia di una centrale a carbone comincia dalla zona del generatore di vapore dove sono ubicati i bruciatori predisposti per la combustione dell’olio combustibile del carbone.

L’elevata temperatura dei gas di combustione determina la trasformazione in vapore dell’acqua contenuta nei tubi della caldaia.
Il vapore, attraverso grosse tubazioni, raggiunge la turbina e la fa ruotare a 3000 giri al minuto.
Alla turbina e’ collegato l’alternatore che produce energia elettrica.


I fumi, rilasciato il loro calore nel generatore di vapore, vengono inviati al camino dopo essere passati attraverso i denitrificatori, i captatori polveri e i desolforatori per l’abbattimento rispettivamente degli ossidi di azoto, delle polveri e del biossido di zolfo.
Il vapore, dopo aver ceduto gran parte della sua energia alla turbina, viene convogliato al condensatore dove, senza mai venire a contatto, trasferisce il suo calore residuo all’acqua di mare prelevata con idonee pompe.

Questo vapore si trasforma cosi’ in acqua che viene ricondotta con pompe al generatore di vapore per ripetere il ciclo.
L’energia prodotta dall’alternatore viene innalzata di tensione a 380 kV per essere immessa nella rete elettrica.
Ogni anno in Italia si producono circa 1 milione di tonnellate di ceneri “leggere” dall’attività degli impianti di combustione a carbone. La normativa tecnica classifica queste ceneri come rifiuto speciale non pericoloso, offrendo così la possibilità di un loro riutilizzo.
Le ceneri di carbone prodotte in Italia vengono, quasi interamente destinate al riutilizzo e principalmente (per oltre il 90%) nella produzione di cementi e calcestruzzi.

Primi passi verso l’economia dell’idrogeno.
L’utilizzo dell’idrogeno e lo sviluppo delle tecnologie ad esso collegate, rappresentano una delle più interessanti sfide del futuro in campo energetico.
Il primo equivoco da chiarire è che l’idrogeno, sebbene sia l’elemento più diffuso nell’universo, non è direttamente disponibile allo stato puro sulla Terra, ove, a causa della sua estrema volatilità si trova solo in tracce nelle emanazioni vulcaniche, nelle fumarole, a volte nelle sorgenti petrolifere.
È invece molto diffuso sotto forma di composti (acqua, idrocarburi, sostanze minerali, organismi animali e vegetali) e quindi, per essere utilizzato come combustibile, deve essere prodotto a partire da tali composti.
Due sono le principali vie per la produzione di idrogeno:
  • dall’acqua tramite processi di elettrolisi
  • dai combustibili fossili tramite processi di reforming, o anche di pirolisi e di gassificazione.

Un’alternativa vantaggiosa, in termini di riduzione dei costi, è l’integrazione del processo di produzione dell’idrogeno con quello di generazione elettrica, che consente di sfruttare numerose possibili sinergie in termini di infrastrutture e flussi energetici.

In quest’ottica va vista la partecipazione di Enel al Consorzio Hydrogen Park di Porto Marghera, ove già oggi vengono prodotte circa 5.000 tonnellate/anno di idrogeno dallo scarto dal cracking dell’etilene della Polimeri Europa (Eni), della Ineos e della Syndial (Eni).
Nell’ambito del recente accordo firmato a fine marzo 2005 tra Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente a Porto Marghera, presso la centrale di Fusina, Enel intende realizzare entro il 2009 la più grande centrale a idrogeno di taglia industriale (16 MW) per la generazione di energia elettrica a “zero emissioni”, che utilizzerà anche idrogeno estratto dal carbone per gassificazione.

Estrarre idrogeno dai combustibili fossili presenta tuttavia l’inconveniente di produrre, quale prodotto di scarto, grandi quantità di C02. Dal punto di vista ambientale l’alternativa più vantaggiosa sarebbe dunque la produzione per elettrolisi dall’acqua: questo processo, però, è molto lontano dall’essere competitivo dal punto di vista economico, almeno fino a quando non si riusciranno a utilizzare le fonti energetiche rinnovabili – o il nucleare – a costi competitivi.
In conclusione, quella dell’idrogeno a fini energetici è una tecnologia di grande interesse, che deve essere perseguita con decisione.
Occorrerà qualche decennio, ma quasi tutti gli esperti concordano che l’idrogeno ha buone probabilità per divenire economico e sicuro, per essere prodotto localmente ed usato in tutti i settori dell’economia.

FONTI:
Scheda tecnica relativa alle centrali ENEL di Porto Marghera e Fusina.
http://www.enel.it
IMMAGINI:
http://www.portomarghera.org
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