Archivio

Posts Tagged ‘Processo Petrolchimico’

La fabbrica dei veleni

11 aprile 2009 3 commenti


157 operai morti di tumore, 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, un colosso dell’economia italiana sotto accusa: il processo al Petrolchimico di Porto Marghera, iniziato nel 1998, si è presto rivelato un caso clamoroso, concluso nel 2004 con la condanna di numerosi dirigenti di Enichem e Montedison.
A raccontare la storia del procedimento giudiziario è Felice Casson, il magistrato che nel 1994 raccolse nel suo studio di Piazza San Marco la denuncia di Gabriele Bortolozzo.
Lungo trentacinque capitoli il libro racconta gli sviluppi delle indagini portate avanti in un clima di ostilità e di reticenze, per veder ammessa la notizia di nocività del CVM e le inadempienze nella tutela della salute, fino a rivelare un colpevole scenario di sottovalutazione dei rischi, scarsissimo rispetto dei lavoratori e assenza di cure per l’ambiente.
Per rompere il muro di silenzio, Casson dovette cercare prove nei posti più lontani, spostandosi dalla campagna veneta al profondo sud statunitense, da Roma all’Inghilterra.


Gabriele Bortolozzo

26 febbraio 2009 Nessun commento


Biografia.

Gabriele Bortolozzo nasce a Campalto (Ve) il 29/9/1934, dopo aver partecipato al primo corso per operai chimici indetto dalla Sicedison nel 1955, entra al Petrolchimico il 16/1/1956, al reparto cv6, impianto di polimerizzazione in emulsione del CVM, come autoclavista, con ingresso in cavità, e saltuari lavori all’essiccamento ed insaccamento resina PVC. Viene colpito dal morbo di Raynaud poco dopo essere entrato in fabbrica, nel 1957 viene curato con iniezioni di vasodilatatori, ma senza alcun risultato positivo. Nel 1975 partecipa all’indagine epidemiologica e non gli viene riscontrata alcuna patologia (unico caso su 130 addetti del reparto CV6). Nel 1987 viene collocato in cassa integrazione concordata e va in pensione nel 1990. Morì travolto da un camion mentre correva in bicicletta sul Terraglio nel 1995, a sessantun anni.

Le lotte.

Presentò numerose denunce alla Magistratura su temi ambientali ed è stato l’iniziatore della campagna contro lo scarico in Adriatico dei fanghi Montedison. Sollevò, per primo in Italia, il problema dello stoccaggio, spedizione all’estero, smaltimento e occultamento dei fusti tossici e nocivi. Nel 1994 ha pubblicò su Medicina Democratica un dettagliato dossier sulle morti e malattie da CVM al Petrolchimico di Porto Marghera. Nello stesso anno presentò un esposto al PM Felice Casson, il quale ha dato il via alle indagini che hanno portato al processo contro i dirigenti Montedison ed Enichem.

Il processo alla Montedison.

Gabriele Bortolozzo, dipendente Montedison per trent’anni, nell’estate del 1994 presenta un esposto al PM Felice Casson denunciando i gravissimi danni alla salute causati dalla lavorazione del CVM nell’industria chimica. Le indagini condotte dal Pubblico Ministero portano alla richiesta di rinvio a giudizio per 27 dirigenti Montedison, EniMont ed Enichem con le accuse di strage, disastro colposo, lesioni colpose, omissione di cautele. I dirigenti vengono imputati di essere stati a conoscenza della cancerogenicità del CVM e, nonostante ciò, di non aver provveduto ad allontanare gli operai da un pericolo che, per molti, si sarebbe dimostrato letale. L’azienda, inoltre, non solo non avrebbe provveduto a risanare gli impianti, ma avrebbe addirittura contraffatto i sistemi di controllo. Anche la laguna di Venezia, prezioso ecosistema, è rimasta vittima dei veleni Montedison. I crimini ambientali dei quali il polo chimico deve rispondere sono: avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, abbandono di rifiuti industriali tossici e nocivi, realizzazione e gestione di discariche, omissione delle attività di disinquinamento. Il 3 marzo 1997 l’udienza preliminare, l’aula è piena di ex-lavoratori del Petrolchimico e di familiari di operai deceduti. La giornata si apre con un macabro appello, al quale rispondono ex-operai colpiti da patologie da esposizione a CVM e, in processione, mogli, figli e figlie, a rappresentare mariti e padri ai quali è stata rubata la vita. Assieme a loro, chiedono la costituzione di parte civile anche enti pubblici ed organizzazioni: Comune, Provincia, Regione, WWF, Greenpeace, Medicina Democratica, Lega Ambiente e le associazioni sindacali. Assenti tutti gli indagati. Alcuni mesi dopo l’avvio del processo per i morti da CVM le aziende proposero un indennizzo alle famiglie dei defunti e ai malati sopravvissuti e sborsarono circa 68 miliardi di vecchie lire per circa 500 persone. Questo servì a fare in modo che alle udienze non vi fosse più pubblico perché i mezzi di informazione e gli stessi giudici erano impressionati dalla folta partecipazione del pubblico al dibattimento. Il processo proseguì perché alcuni lavoratori , tutte le associazioni e i sindacati e gli enti pubblici non accettarono indennizzi. Il giorno prima della sentenza la Montedison patteggiò con l’avvocato dello stato un esborso di 525 miliardi di lire per indennizzo dei danni ambientali prodotti, venendo esclusa dalla sentenza. Su questi miliardi è nata una polemica perché non si sa bene se a 4 anni di distanza siano stati versati al Ministero dell’Ambiente e come siano stati spesi.

La sentenza.

I responsabili delle morti, delle malattie e dell’inquinamento del Petrolchimico di Porto Marghera ora hanno qualche nome e qualche faccia. La Corte d’Appello di Venezia, infatti, ha ribaltato la sentenza del processo di primo grado che aveva assolto tutti gli imputati e ha condannato cinque di loro ad un anno e mezzo di reclusione per l’omicidio colposo dell’operaio Tullio Faggian, uno dei lavoratori morti per l’avvelenamento da cloruro di vinile monomero (Cvm) emesso dall’impianto industriale veneto. I condannati sono Emilio Bartalini, Renato Calvi, Alberto Grandi, Piergiorgio Gatti, Giovanni D’Arminio Monforte. Condanne parziali certamente, ma che confermano la tesi accusatoria, ovvero che le numerose morti e malattie che hanno colpito i lavoratori di quell’azienda sono state provocate proprio dall’inefficienza dei controlli sulle emissioni e dalla scarsa attenzione dei dirigenti alla tutela della salute di chi ha lavorato una vita al Petrolchimico e lì quella vita l’ha pure persa.

Si gira così la buia pagina del 2 novembre 2001, quando i 28 imputati, tutti dirigenti o ex dirigenti di Montedison, Enimont e Enichem, furono assolti, lasciando senza colpevoli il disastro ambientale di Marghera. Finisce invece in prescrizione il reato di omessa collocazione di impianti di aspirazione dal 1974 al 1980. Prescrizione che comunque riconosce la fondatezza del reato. La Montedison è stata considerata responsabile civile delle morti per Cvm registrate tra il 1973 e il 1980. Ora dovrà risarcire con 50mila euro le famiglie e con 8mila euro i figli delle vittime, oltre a farsi carico di tutte le spese processuali. «Purtroppo – ha commentato il pm di Venezia Felice Casson – la giustizia è arrivata troppo tardi. È un processo che si sarebbe dovuto fare vent’anni fa. Vent’anni fa avrebbero condannato tutti, come conferma la sentenza di oggi».

Le lacrime amare di Porto Marghera (2007).

In ricordo degli operai di Porto Marghera perchè le loro morti non vengano dimenticate. Questo documentario è stato reso possibile grazie al contributo di informazione dell’Associazione Gabriele Bortolozzo.


FONTI:
http://agb.provincia.venezia.it/
http://www.alexanderlanger.org/cms
http://lotteoperaie.splinder.com/post/3623733
VIDEO:
http://www.youtube.com/watch?v=2kTmT4yF9f8